Cretto di Burri
Dialogo tra Land Art e Street Art
Tra le crepe del Cretto di Burri - lì dove la materia si fa testimonianza - e il silenzio del cimitero di Gibellina, Vecchia e Nuova, nasce il desiderio di raccontare il connubio tra le due forme d’arte Land Art e Street Art che, in epoche diverse, hanno interpretato il trauma del Belice. Il racconto fotografico, quindi, è il risultato dell’esplorazione del dialogo silenzioso tra la "ferita bianca" di Gibellina e la "rielaborazione del lutto" espressa con il linguaggio contemporaneo della Street Art.
Attraverso le immagini, la fotografia non si limita a documentare ma diventa ponte tra due mondi, mettendo in comunicazione: la Land Art monumentale che congela il dolore nel cemento, con la sensibilità della Street Art che ne rianima i frammenti. Entrambe le arti rendono omaggio alla resilienza di un territorio che ha saputo trasformare la tragedia in estetica, dimostrando come l'arte, appunto, sia lo strumento privilegiato per trasformare il dolore in identità collettiva.
Il "Grande Cretto di Gibellina" di Alberto Burri, con una superficie di circa 86.000 metri quadrati, è una delle opere di Land Art più estese al mondo. Costruito tra il 1985 e il 2015 sulle macerie di Gibellina Vecchia, funge da enorme "sudario di cemento" con cui l'artista ha scelto di "congelare" il ricordo del disastroso sisma che rase al suolo la città nel 1968. I resti della borgata furono compattati e coperti da una colata di cemento bianco, alta circa un metro e mezzo, che ricalca esattamente la planimetria e le vecchie strade preesistenti.
Dall'alto, l'opera appare come una distesa immensa segnata da profonde fessure - i "cretti" - che permettono ai visitatori di camminare tra i vicoli, attraversando fisicamente la memoria. L'opera si carica così di una profonda valenza emotiva e spirituale: proprio come un tessuto avvolge un corpo defunto conservandone le forme, il cemento protegge i resti della borgata e ne custodisce il ricordo, trasformandosi nella "ferita bianca" che simboleggia il trauma della terra e dell'umanità colpita.
A questa monumentale immobilità di silenzio assordante, risponde la Street Art; infatti, l’edificio fatiscente che si erge nei pressi del Cretto riporta Murales e graffiti di vari artisti.
Spiccano i Murales di Julieta XLF che forniscono al visitatore una dimensione cromatica e simbolica della tragedia. Se il Cretto di Burri opera per sottrazione e copertura, nei Murales di Julieta il dolore abbandona la rigidità della pietra, pur richiamandola nelle forme, per farsi fluido, etereo e profondamente umano.
Il primo murales visualizza il rapporto tra l'uomo e la terra che lo ospita. Infatti, è possibile scorgere nell’immagine la Natura che cerca di trattenere, impotente, la caduta delle case della borgata, incarnando il tentativo disperato del paesaggio siciliano di opporsi alla forza distruttrice del sisma, restando però testimone muto e spoglio di una rovina inevitabile.
Nel secondo murales, lo sguardo si posa su una figura femminile dai tratti delicati e gli occhi chiusi, quasi in una preghiera silenziosa o in un sonno eterno. I frammenti gialli che si staccano dal suo corpo e fluttuano nel vento non sono semplici decorazioni, ma rappresentano l’anima delle vittime del sisma che iniziano la loro migrazione. Queste particelle di memoria sembrano dirigersi verso il "sudario" di Burri, oltre lo stipite della finestra, cercando una collocazione definitiva in quella distesa bianca che tutto accoglie e tutto custodisce. È un movimento di ricongiungimento tra l'identità perduta del singolo e l'eterna memoria collettiva del Cretto.
Concludendo, mentre il Cretto di Burri sigilla il passato per non dimenticarlo, gli interventi di Julieta XLF lo rianimano, trasformando le macerie in una tela dove la sofferenza trova il coraggio di esistere attraverso il colore. Il dialogo tra queste due forme d’arte completa così il ciclo del lutto: dalla solidificazione del dolore alla sua sublimazione poetica, dove la natura e lo spirito cercano una nuova forma di coesistenza tra le rovine.
[07/01/2026]